Ricordiamo Carlo Bordini – di Franca Rovigatti

Una meravigliosa leggerezza

Franca Rovigatti

Essergli amica è stato un dono. Lo avevo incrociato alla fine degli anni settanta alle letture-assemblee di Poesia nel Movimento: era alto, bello, con un’aria autorevole, lontana e inaccessibile. Intimidiva.

Ma amici siamo diventati solo vent’anni dopo: che ci si incontrava alle presentazioni di Empiria e si andava a mangiare la pizza due strade sotto.

A cena Carlo si raccontava e raccontava, o faceva il finto tonto, o diceva con tono solenne le più ovvie banalità…

Bordini legge Bordini – 1

Gli piaceva far ridere. C’era in lui una meravigliosa leggerezza, che stranamente si coniugava alla perfezione con il suo pessimismo di fondo. Da un lato, niente illusioni, dall’altro – e contemporaneamente – il gioco. E così diceva che all’università lui aveva tenuto per anni sempre lo stesso corso (Amore e matrimonio nel Settecento), “che agli studenti je piace, e io ciò sempre la lezzione bella pronta!”.

Questa levità del gioco metteva in luce una sorta di ‘campo di benevolenza’, che poi rimandava alla grande generosità di Carlo. Lui, che pensava di non esserlo, e che voleva tanto ‘essere buono’.

Bordini legge Bordini – 2

Cominciavo a leggere la sua poesia, Mangiare, Polvere, il Poema Inutile: che mi stupiva, talora sconcertava, ma via via sempre più persuadeva. Apriva squarci di vero: idioti, atroci, osceni: senza pudore, senza vergogna. Ma con quietissima e ben poggiata voce. Ah, la voce di Carlo. Tuttora non posso leggere una sua poesia senza sentire lui che la dice con la sua voce bassa, svogliata, quasi assonnata. Le sue poesie sono nate per la sua voce.

Bordini commenta Bordini – 1

Via via che diventavamo più amici, cominciavo a mandargli i miei testi: lui li leggeva, ed era molto diretto sulle cose che non andavano, ma era molto generoso, incoraggiava, poneva dubbi. Gli ho trovato io l’immagine di copertina di Gustavo, una malattia mentale, la testa di un automa da vetrina degli anni trenta che avevo in casa. A romapoesia99 insieme abbiamo voluto il suo concerto di poesia Mas($)acro.

Bordini commenta Bordini – 2

Ho sentito e sento Carlo come mio “fratellone” d’anima: tante e tante ne ha passate, ma ce l’ha fatta, è cresciuto, è diventato saggio e libero.

Carlo carissimo, grazie di esserci stato e di essere stato come eri. Sei andato benissimo.

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